Crollo del cavalcavia sulla A14, gli operai avevano segnalato le crepe
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Crollo del cavalcavia sulla A14, gli operai avevano segnalato le crepe

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Lo sapevano che il cavalcavia sulla A14, lo scorso 9 marzo, sarebbe potuto crollare. Gli operai avevano visto le «crepe» e il distacco dei giunti di «non pochi centimetri». Avevano lanciato «l’allarme» ai propri superiori. Ma questi non avevano fatto «nulla». A parte «riprese fotografiche con un telefonino». Il ponte crollò ed Emilio Diomede e Antonella Vivian ci finirono contro. Morti loro due. Feriti tre operai.

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Le responsabilità

Le imprese avevano cercato di dare la colpa al «martinetto di sollevamento». O all’errore umano di qualche operaio. Ma non sembra così. La commissione parlamentare d’inchiesta ha smascherato omissioni e bugie e ricostruito la catena di responsabilità. Vanno dalla ditta che stava eseguendo i lavori, la De.La.Bech, che aveva sollevato diversi palazzi, ma forse nessun ponte. A chi glieli aveva affidati in subappalto in modo «opaco». Ad Autostrade, che non si era chiesta come mai ci fosse il «tre in uno» dei progetti: uno unico, «di massima», per tre cavalcavia. Via via fino al ministero dei Trasporti che aveva approvato il progetto. «Da nessun atto — si legge nella relazione — è emersa una conferma dell’ipotesi del collasso strutturale avanzata nel corso delle audizioni dai tecnici e dal rappresentante legale della ditta esecutrice».

«Sprovvedutezza e improvvisazione»


La relazione di Camilla Fabri (Pd), approvata da tutta la commissione ad eccezione del M5s, censura la «sprovvedutezza e improvvisazione» della gestione del crollo. Quando «il ponte sta sfuggendo di mano», si nota uno «scostamento dei giunti», non si opera né con «la chiusura del tratto», né con «l’evacuazione dei lavoratori». Il che, secondo la Commissione, dimostra che «non v’era un programma di sicurezza per fronteggiare l’emergenza in quel cantiere mediante, ad esempio, l’evacuazione, l’interruzione del traffico, la messa in sicurezza urgente».

Il crollo

La commissione ricostruisce anche la dinamica. «Intorno alle 13 cede uno dei quattro martinetti che regge la pesante struttura di circa 400 tonnellate e avviene una torsione con sbilanciamento del ponte che porta al crollo dello stesso ed alla conseguente tragedia», si legge nella relazione. I due coniugi di Spinetoli (Ascoli Piceno) si trovano di fronte un muro di cemento. Ora la domanda è: può accadere ancora? Difficile escluderlo a giudicare dalla denuncia «della malevola discrezionalità delle imprese nella gestione economica della sicurezza» che rappresenta «ancora una volta la dimostrazione tragica» che le norme in materia di sicurezza sui cantieri sono viste più come «espressione burocratica» ed «adempimento di oneri formali», senza dare il dovuto «rispetto anche della vita esterna al cantiere e in particolare agli utenti, cittadini, collettività che possono essere messi in pericolo».


Fonte: msn






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