Anche EA da soldi a youtuber per soponsorizzare i giochi
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Anche EA da soldi a youtuber per soponsorizzare i giochi

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Nei giorni scorsi ha suscitato un vespaio di polemiche il caso Xbox/Youtuber. Pare, infatti, che Microsoft pagherebbe alcuni utenti affinché postino su Youtube video che fanno emergere il lato positivo dei giochi per Xbox One, oltre che della stessa console. Microsoft pagherebbe 3 dollari ogni mille visualizzazioni.

Anche Electronic Arts, però, applicherebbe una politica simile, secondo le ultime informazioni emerse tramite Neogaf. EA contatterebbe direttamente gli utenti che dispongono di canali Youtube con molti iscritti, offrendo significative somme di denaro in caso di ampio volume di traffico sui video che promuovono i giochi da lei prodotti. Si parla, infatti, di 10 dollari ogni mille visite per titoli come Battlefield 4 e Need for Speed Rivals, mentre in un caso sono stati pagati addirittura 20 mila dollari per un video di Battlefield 4 con 20 milioni di visualizzazioni.

“L’utente si impegna a mantenere in ogni momento confidenziali i punti di questo accordo, compresi i dettagli sulle ricompense”, si legge nell’accordo proposto da EA agli Youtuber e riportato su Neogaf. “È consapevole che non è possibile rendere pubblico questo contratto. L’utente riconosce di aver letto l’accordo di riservatezza e di comprendere e accettare tutti i termini del contratto di non divulgazione, che fanno parte di questo accordo”.

EA impone anche delle linee guida sui contenuti da mostrare, su quali piattaforme e in che condizioni. Ci sono delle precise date di scadenza per gli embarghi, in modo da concentrare la pubblicazione di tutti questi video nei periodi dell’anno più sensibili per le strategie di marketing della società.

Tutto questo non viola alcuna legge, però molti utenti iniziano a chiedersi quanto possa essere etico un comportamento del genere. Microsoft ed EA, per quanto riguarda i casi acclarati, hanno capito la “potenza” del veicolo Youtube, che mette i giocatori in contatto direttamente con altri giocatori, avviando politiche aggressive di reclamizzazione dei propri giochi, che siano alternative a quelle tradizionali.


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