Juventus, Allegri: "Niente alibi, dobbiamo lavorare
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Juventus, Allegri: "Niente alibi, dobbiamo lavorare

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TORINO - Due cose di fila la Juve non le aveva mai perse, in questi sei anni di tirannia. E mai nessuna squadra italiana l'aveva surclassata come ieri la Lazio, che ha alzato una coppa con il brivido finale ma dopo ottanta minuti di limpida e manifesta superiorità, manco fosse il Real Madrid. E allora che succede alla formazione più forte del circondario, adesso che perde finali come fossero noccioline? "Dobbiamo solo riattaccare la spina. Zero alibi, non servono. Serve lavorare per fare una grande stagione." dice Allegri nel solito tweet post gara, scontento di tutto (della prestazione, dello spirito, della mentalità) ma vago nell'esposizione dei problemi, se non del più lampante: la squadra non è ancora uscita dalle nebbie di Cardiff ("La rabbia che avevo chiesto l'ho vista solamente per cinque minuti"), mentre però i suoi limiti vanno ben al di là delle imperfezioni che agosto porta inevitabilmente con sé. Chi chiede scusa ai tifosi è Higuain: "Volevo chiedere scusa ai tifosi della Juve per la partita di ieri. Si meritano più di questo, so che possiamo e dobbiamo fare di più ma questo è solo l'inizio e ora più che mai abbiamo bisogno dell'amore vostro, perchè siamo tanto più forti se siamo insieme". Così, su Instagram, Gonzalo Higuain, a proposito della sconfitta di ieri sera nella Supercoppa italiana contro la Lazio. "Prometto che sarà un anno fantastico. Vi ringrazio molto per essere sempre lì ma solo se ci ritroviamo insieme possiamo invertire quanto accaduto", ha aggiunto l'attaccante argentino.

Con la Lazio ha sbagliato anche Allegri, riproponendo la mossa sbagliata di Cardiff (Barzagli terzino destro, con l'aggravante che al centro della difesa non c'era più Bonucci ma Benatia), rinunciando al centrocampista che sembrava più pimpante, Marchisio (quando la forma è ancora lontana, tante volte è meglio far giocare chi sta meglio e non necessariamente il più bravo) e riservando troppo poco tempo a Douglas Costa, il solo in grado di uscire dalle righe. Il mercato non ha ancora prodotto benefici ma questo ci sta, perché i nuovi sono arrivati tardi (però allora perché la società non si è mossa per tempo?), ma il dato di fatto è che alla Supercoppa è arrivata una Juventus imperfetta e indebolita. I problemi nell'avvio dell'azione e nelle chiusure centrali denunciano clamorosamente l'assenza di Bonucci (e anche di Dani Alves), ma questa è un'evidenza scontata. Sono i metodi per affrontarla che insinuano dubbi. Però è anche vero che Allegri le stagioni (a parte la prima, quando si mise in scia del lavoro di Conte) le comincia sempre così: valutando, soppesando e impiegando un po' di tempo a trovare la quadra. È sempre partito con un modulo e arrivato con un altro, e la formazione titolare di settembre non è mai stata la stessa di maggio. E alla fine ha sempre avuto ragione lui. Gli juventini devono sperare che la loro squadra del cuore stia seguendo lo stesso identico percorso, anche se queste divagazioni sono costate un'altra coppa: e siccome gli juventini sostengono che vincere sia l'unica cosa che conta, continuare a perdere non è considerato accettabile.

Sul mercato, intanto, la Juve cerca soprattutto correzioni, ritocchi marginali. Vuole Keita, immaginato come jolly offensivo e anche vice-Higuain: la trattativa con Lotito, che si annuncia spigolosissima, sta entrando nel vivo. Vuole Spinazzola, che sarebbe niente di più di un'alternativa ai quattro esterni difensivi che già ci sono, anche se Asamoah potrebbe andare al Galatasaray e Lichtsteiner viene considerato vittima del logorio. Vuole un centrocampista specializzato nel recupero del pallone, una specie di Sturaro più bravo (il preferito è N'Zonzi), ma che sarebbe soprattutto un uomo di complemento in un reparto destinato a reggersi su Pjanic, Khedira e Marchisio.

Ma vuole anche un difensore, uno che scaccia il ricordo di Bonucci? Allo stato attuale delle cose, no. Il grosso degli investimenti è previsto in un altro settore e nei piani non c'è l'intenzione di destinare la fetta più grossa del budget (una quarantina di milioni) alla caccia di un fuoriclasse della retroguardia, anche se erano stati fatti dei sondaggi per Hummels e Manolas. Le coppe che se ne vanno, però, possono magari far cambiare idea a qualcuno.


Fonte: www.repubblica.it






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