La mappa delle sigarette di contrabbando in Italia
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La mappa delle sigarette di contrabbando in Italia

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Per una volta, verrebbe da dire che stare in fondo alla classifica è un bene. Tra i Paesi dell’Unione europea, l’Italia è al 21esimo posto per consumo di sigarette di contrabbando. Secondo il Project Sun, rapporto della società di consulenza Kpmg, le bionde illecite in Italia sono il 5,8% del totale fumato. Nel Regno Unito, in Irlanda e in Grecia superano il 15%, in Lettonia e Norvegia sono oltre il 20% delle sigarette in circolazione.
Tuttavia, questo primato al contrario non mette al riparo l’Italia dai traffici illeciti. Al contrario, quel 5,8% di nero genera un buco di 822 milioni di euro nelle casse pubbliche, sotto forma di accise non pagate. I profitti ingrassano i conti delle organizzazioni criminali, come Camorra e Sacra corona unita, che li riutilizzano per traffici più ricchi e pericolosi, come droga, armi o immigrazione clandestina.
Secondo Giovanni Russo, procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, la malavita organizzata sta mostrando “una ripresa di interesse per lo specifico comparto criminale, caratterizzato da bassi rischi e, contestualmente, da profitti molto elevati”. E anche il terrorismo internazionale beneficia di questi proventi. Nel 2015 la Guardia di finanza ha sequestrato 274 tonnellate di sigarette di contrabbando in 8.411 operazioni, ha denunciato 5.659 persone e ne ha arrestate altre 226.

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La mappa delle sigarette di contrabbando in Italia
Il tabacco fuorilegge sottrae 822 milioni di euro al fisco per ingrassare i conti della malavita. Gli stock anche sulle rotte degli scafisti
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mozziconi sigarette
Per una volta, verrebbe da dire che stare in fondo alla classifica è un bene. Tra i Paesi dell’Unione europea, l’Italia è al 21esimo posto per consumo di sigarette di contrabbando. Secondo il Project Sun, rapporto della società di consulenza Kpmg, le bionde illecite in Italia sono il 5,8% del totale fumato. Nel Regno Unito, in Irlanda e in Grecia superano il 15%, in Lettonia e Norvegia sono oltre il 20% delle sigarette in circolazione.

Tuttavia, questo primato al contrario non mette al riparo l’Italia dai traffici illeciti. Al contrario, quel 5,8% di nero genera un buco di 822 milioni di euro nelle casse pubbliche, sotto forma di accise non pagate. I profitti ingrassano i conti delle organizzazioni criminali, come Camorra e Sacra corona unita, che li riutilizzano per traffici più ricchi e pericolosi, come droga, armi o immigrazione clandestina.
La percentuale di consumo di sigarette di contrabbando in alcuni Paesi europei (dal rapporto Intellegit "L'Italia del contrabbando di sigarette")
La percentuale di consumo di sigarette di contrabbando in alcuni Paesi europei (dal rapporto Intellegit “L’Italia del contrabbando di sigarette”)
Secondo Giovanni Russo, procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, la malavita organizzata sta mostrando “una ripresa di interesse per lo specifico comparto criminale, caratterizzato da bassi rischi e, contestualmente, da profitti molto elevati”. E anche il terrorismo internazionale beneficia di questi proventi. Nel 2015 la Guardia di finanza ha sequestrato 274 tonnellate di sigarette di contrabbando in 8.411 operazioni, ha denunciato 5.659 persone e ne ha arrestate altre 226.
Intellegit, startup dell’università di Trento specializzata in sistemi di sicurezza per le imprese, ha analizzato i dati del contrabbando di sigarette raccolti da varie fonti, tra cui quelli di British American Tobacco (uno dei colossi del settori), e ha disegnato una mappa delle rotte della criminalità (nel rapporto L’Italia del contrabbando di sigarette). Il 26,6% delle partite illecite arriva dagli Emirati arabi. La Grecia è il secondo snodo di provenienza, con il 13,9%. Poi Ucraina (12,1%), Ungheria (11,5%) e Romania (8,4%).
Le sigarette di contrabbando in arrivo dall’Est Europa in genere passano via terra dalle frontiere del Brennero o della Slovenia. Via mare, l’approdo più vicino è il porto di Taranto. In alcuni casi, però, gli stock di sigarette viaggiano per settimane, partendo dai porti lettoni sul Baltico, circumnavigando le coste di Danimarca, Olanda, Francia, Portogallo e Spagna fino ad approdare dal Tirreno in Italia. Su queste rotte sono smerciati marchi come Marlboro, Winston, Rothmans. Minsk e Nz sono marchi legali in Bielorussia, dove sono prodotti dalla Grodno Tobacco Company Teman. Arrivano in Italia come illicit whites, ossia sigarette in regola al di fuori dei confini europei ma illegali nella Ue. Sul mercato nero italiano, le illicit whites pesano per la metà, seguite dallo smercio di marchi noti, sottratti per lo più al canale dei negozi duty free.
La seconda rotta del contrabbando passa del Nordafrica e usa la stessa strada degli scafisti: il canale di Sicilia. Le carrette del mare, che trasportano migliaia di disperati, sono anche i cargo di carichi di sigarette, per lo più Marlboro e American Legend, che arricchiscono i trafficanti di uomini. Libia e Tunisia fanno approdo sulle coste siciliane. L’Algeria sfrutta i porti della Costa Azzurra e della Liguria, mentre il contrabbando dall’Egitto passa da Cipro e Grecia prima di arrivare in Puglia.

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Per una volta, verrebbe da dire che stare in fondo alla classifica è un bene. Tra i Paesi dell’Unione europea, l’Italia è al 21esimo posto per consumo di sigarette di contrabbando. Secondo il Project Sun, rapporto della società di consulenza Kpmg, le bionde illecite in Italia sono il 5,8% del totale fumato. Nel Regno Unito, in Irlanda e in Grecia superano il 15%, in Lettonia e Norvegia sono oltre il 20% delle sigarette in circolazione.

Tuttavia, questo primato al contrario non mette al riparo l’Italia dai traffici illeciti. Al contrario, quel 5,8% di nero genera un buco di 822 milioni di euro nelle casse pubbliche, sotto forma di accise non pagate. I profitti ingrassano i conti delle organizzazioni criminali, come Camorra e Sacra corona unita, che li riutilizzano per traffici più ricchi e pericolosi, come droga, armi o immigrazione clandestina.
La percentuale di consumo di sigarette di contrabbando in alcuni Paesi europei (dal rapporto Intellegit "L'Italia del contrabbando di sigarette")
La percentuale di consumo di sigarette di contrabbando in alcuni Paesi europei (dal rapporto Intellegit “L’Italia del contrabbando di sigarette”)
Secondo Giovanni Russo, procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, la malavita organizzata sta mostrando “una ripresa di interesse per lo specifico comparto criminale, caratterizzato da bassi rischi e, contestualmente, da profitti molto elevati”. E anche il terrorismo internazionale beneficia di questi proventi. Nel 2015 la Guardia di finanza ha sequestrato 274 tonnellate di sigarette di contrabbando in 8.411 operazioni, ha denunciato 5.659 persone e ne ha arrestate altre 226.
Intellegit, startup dell’università di Trento specializzata in sistemi di sicurezza per le imprese, ha analizzato i dati del contrabbando di sigarette raccolti da varie fonti, tra cui quelli di British American Tobacco (uno dei colossi del settori), e ha disegnato una mappa delle rotte della criminalità (nel rapporto L’Italia del contrabbando di sigarette). Il 26,6% delle partite illecite arriva dagli Emirati arabi. La Grecia è il secondo snodo di provenienza, con il 13,9%. Poi Ucraina (12,1%), Ungheria (11,5%) e Romania (8,4%).
I primi Paesi di provenienze di sigarette di contrabbando in Italia (dal rapporto Intellegit "L'Italia del contrabbando di sigarette")
I primi Paesi di provenienze di sigarette di contrabbando in Italia (dal rapporto Intellegit “L’Italia del contrabbando di sigarette”)
Le sigarette di contrabbando in arrivo dall’Est Europa in genere passano via terra dalle frontiere del Brennero o della Slovenia. Via mare, l’approdo più vicino è il porto di Taranto. In alcuni casi, però, gli stock di sigarette viaggiano per settimane, partendo dai porti lettoni sul Baltico, circumnavigando le coste di Danimarca, Olanda, Francia, Portogallo e Spagna fino ad approdare dal Tirreno in Italia. Su queste rotte sono smerciati marchi come Marlboro, Winston, Rothmans. Minsk e Nz sono marchi legali in Bielorussia, dove sono prodotti dalla Grodno Tobacco Company Teman. Arrivano in Italia come illicit whites, ossia sigarette in regola al di fuori dei confini europei ma illegali nella Ue. Sul mercato nero italiano, le illicit whites pesano per la metà, seguite dallo smercio di marchi noti, sottratti per lo più al canale dei negozi duty free.

La seconda rotta del contrabbando passa del Nordafrica e usa la stessa strada degli scafisti: il canale di Sicilia. Le carrette del mare, che trasportano migliaia di disperati, sono anche i cargo di carichi di sigarette, per lo più Marlboro e American Legend, che arricchiscono i trafficanti di uomini. Libia e Tunisia fanno approdo sulle coste siciliane. L’Algeria sfrutta i porti della Costa Azzurra e della Liguria, mentre il contrabbando dall’Egitto passa da Cipro e Grecia prima di arrivare in Puglia.

I principali sequestri di sigarette di contrabbando effettuati in Italia (dal rapporto Intellegit "L'Italia del contrabbando di sigarette")
I principali sequestri di sigarette di contrabbando effettuati in Italia (dal rapporto Intellegit “L’Italia del contrabbando di sigarette”)
Lungo questi confini si appostano anche le forze dell’ordine. I porti di Genova, Napoli, Bari, Gioia Tauro e Ancona, il passo del Brennero, i confini con Francia, Svizzera e Slovenia sono i principali luoghi di sequestro, anche se il maggior numero di operazioni è stato messo a segno tra Napoli, dove è fuorilegge il 28% dei pacchetti, Caserta e Salerno. Anche le principali autostrade, come la Serenissima, l’A1, l’A22 verso il Brennero o la strada dei Laghi in Lombardia, sono battute dalle forze dell’ordine. D’altronde, analizzando gli stock sequestrati nel 2015 e nel 2016, gli inquirenti hanno evidenziato che il 30% fosse destinato al mercato ucraino.
Per sviare i controlli, il diktat della malavita dell’Est è di ridurre al minimo le partite. “Parcellizzare i carichi e utilizzare automobili per il trasporto – si legge nello studio di Intellegit -. Tale strategia consente ai contrabbandieri di mitigare i danni derivanti dalla possibile scoperta del carico ed al conseguente sequestro della merce”.
Quali sono le zone d’Italia dove si vendono più sigarette di contrabbando? Verrebbe da dire dove la criminalità organizzata è più radicata. E così è. Ma c’è un’altra variabile da considerare. I ricercatori di Trento hanno evidenziato che disoccupazione e “bionde” illecite vanno a braccetto. Nei 41 Comuni italiani analizzati, si legge nel rapporto, “in cui c’è più disoccupazione si consumano più sigarette illecite. L’interpretazione più plausibile è che all’aumentare del tasso di disoccupazione diminuisce il potere d’acquisto e aumentano, di conseguenza, le persone alla ricerca di sigarette illecite a basso costo”.
Intellegit ha preso in esame le dinamiche di smercio delle sigarette di contrabbando in quattro città italiane: Napoli, la piazza più importante; Milano, il mercato di riferimento al nord; Bari e Palermo, due porti di approdo dei carichi illeciti. Nel capoluogo campano la vendita di pacchetti fuorilegge si svolge alla luce del sole, su bancarelle che invadono tutta la città, ed è un traffico in mano alla camorra locale. Giugliano, Melito, Soccavo, Arzano e l’area del porto sono i centri nevralgici. Marlboro, Regina e Minsk sono i marchi più venduti, da un minimo di 2,5 euro a un massimo di 4,3 euro.
A Milano il contrabbando segue le rotte della movida: Ticinese, Navigli e Carrobbio sono i punti caldi, insieme al centro, le zone Risorgimento e Sella Nuova e Cascina Gobba, dove partono pullmini e tir verso l’Est Europa. Si vendono per lo più Marlboro, Winston e L&M, con prezzi che superano anche quelli ufficiali.
A Bari molte sigarette di contrabbando si vendono in circoli o case private, mentre a Palermo passano dai mercati: Ballarò, Vucciria, Lattarini, Ortofrutticolo, dove la malavita si muove agilmente. Nel capoluogo pugliese si smerciano Marlboro, Regina e Yesmoke, mentre in quello siciliano Pine, Oris e American Legend.
Secondo Russo, “per fronteggiare il fenomeno, quindi, non possono più considerarsi sufficienti le “strategie di lotta” sin qui utilizzate; oltre all’uso estensivo di strumenti di aggressione ai patrimoni illeciti, per i quali in Italia abbiamo una legislazione all’avanguardia, occorre anche uno scambio di intelligence più strutturato, che renda più efficace il lavoro della magistratura e delle forze di polizia nazionali ed internazionali”. E il rischio è che la depenalizzazione per chi viene trovato in possesso con meno di 10 chili di tabacco lavorato all’estero e contrabbandato fiacchi l’attacco agli ultimi anelli della catena del crimine.
Gli studiosi suggeriscono non solo operazioni simulate per smascherare i gangli dello smercio, ma anche di prevedere un reato specifico di contrabbando e di obbligare produttori e importatori a procedure di trasparenza per smascherare le società fiduciarie. Per Intellegit, inoltre, il tabacco dovrebbe entrare di diritto tra le merci analizzate dalla banca dati Iperico del ministero dello Sviluppo economico, che contiene informazioni sulle contromisure alla contraffazione in Italia. Di tutte le categorie, l’unico assente è proprio il tabacco.









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