Jack lo squartatore, dopo 126 anni risolto il mistero
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Jack lo squartatore, dopo 126 anni risolto il mistero

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126 anni, tanto ci è voluto per individuare l’identità di Jack lo squartatore, l’assassino seriale più famoso di tutti i tempi, attorno alla cui figura si è speculato morbosamente pubblicando libri, film, saggi eccetera. Il modo in cui ho saputo che il killer di prostitute è stato identificato, è sintomatico dei nostri tempi e del mito che si era creato attorno ad esso. Ieri sera, domenica 7 settembre 2014, su Sky stavo appunto guardando un documentario su un americano che avanzava l’ipotesi che Jack lo squartatore fosse un marinaio tedesco. Dato che avevo il cellulare sotto mano sono andato su Google News e ho avviato la ricerca su “Jack lo squartatore”: il primo risultato era un articolo pubblicato 52 minuti prima dalla Stampa.it che annunciava la soluzione del mistero.

[Immagine: 1410172114_image83-600x335.jpg]

L’assassino di Whitechapel porta il nome di Aaron Kominski, un ebreo polacco, professione parrucchiere, vissuto in quel quartiere, proprio all’incrocio dei luoghi in cui le cinque donne erano state orrendamente trucidate; rinchiuso in un manicomio morì impunito nel 1899 dopo aver contratto una cancrena alla gamba. Il suo nome, come presunto colpevole, era già stato avanzato, ma si perdeva tra i tanti presunti, oscurato dalla fama e dal fascino che ispiravano personaggi ben più accattivanti. La scoperta dell’assassino è alla base di un libro in uscita in Inghilterra e si fonda su nuove analisi storiche combinate a test del dna condotti su uno scialle che si crede essere appartenuto ad una delle vittime del killer, Catherine Eddowes assassinata il 30 settembre 1888. Indumento che l’autore del libro Russell Edwards ha acquistato ad un’asta nel 2007.

Come dicevamo Kominski era entrato fin da subito nella lista dei possibili colpevoli. L’ispettore Donald Swanson, all’epoca a capo delle indagini, lo descriveva come di basso ceto sociale e residente a Whitechapel insieme alla sua famiglia. Nella documentazione donata dai suoi discendenti al museo del crimine di Scotland Yard, c’è un memorandum dell’assistente, Sir Melville Macnaghten, che di Kosminski scrive “ha un grande odio per le donne … con forti tendenze omicide“. Riguardo all’indumento analizzato, esso ha fornito tracce del sangue e dello sperma della vittima, la prostituta Catherine Eddowes, e del suo assassino. Il dna raccolto è stato confrontato con quello dei rispettivi discendenti ed è risultato coincidere.

Cinque vittime attribuite con certezza (cadute nell’autunno del 1888), in realtà Jack lo squartatore potrebbe essere l’autore di altri omicidi. Aaron Kominski, come dicevamo, fu subito individuato come possibile colpevole, ma negli anni la sua identità si è mescolata ad altre dal potere più suggestivo. Ben più che un barbiere ebreo polacco, solleticava l’immaginazione del pubblico, pensare che Jack lo squartatore fosse qualcuno legato agli ambienti di corte come Alberto Vittorio, duca di Clarence e Avondale, figlio maggiore di Alberto Edoardo, principe di Galles, nipote della regina Vittoria, secondo alcuni studiosi, ammalatosi di sifilide con una prostituta; oppure il suo medico personale, il baronetto William Gull. Nel 2002, l’autrice thriller Patricia Cornwell, dopo aver speso un anno sul caso, aveva pubblicato un libro dal titolo Ritratto di un assassino: Jack lo squartatore – Caso chiuso dove dichiarava che l’assassino era un pittore, Walter Sickert e la cosa risultava chiara da alcuni suoi dipinti ispirati alla serie di omicidi.
Poi, se andate su Wikipedia, la lista dei sospetti diventa pressoché infinita e include Lewis Carroll e Oscar Wilde.

Probabilmente se Jack lo squartatore non fosse stato identificato, altri presunti colpevoli sarebbero stati individuati, altri film e libri sul personaggio sarebbero stati lanciati e il mistero avrebbe continuato a generare speculazioni e a eccitare la fantasia morbosa della gente. Ora che si sa quale nome e figura colmano la sagoma oscura, l’uomo nero all’origine di tanti incubi, vedrete che non si parlerà più di lui. O almeno si parlerà della risoluzione del caso con minore eccitazione con cui si parlava della sua non soluzione. Insomma, ora che l’assassino è stato (virtualmente) preso, è del tutto probabile che gli appassionati alla vicenda, nutrano quel senso di appagamento misto a malinconia che proverebbe l’ispettore Zenigata se Lupin fosse definitivamente catturato.
Poi, vuoi vedere che il libro di Edwards venderà meno di quello della Cornwell?

Fonte web









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