Trump grazia Arpaio, lo sceriffo anti-immigrati
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Trump grazia Arpaio, lo sceriffo anti-immigrati

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E' di nuovo bufera sull'amministrazione Trump. Poco prima che l'uragano Harvey si abbattesse sulla costa texana, il presidente ha graziato il controverso ex sceriffo anti immigrati dell'Arizona Joe Arpaio, suo sostenitore della prima ora, incurante delle sicure polemiche che seguiranno.

E ha perso un altro pezzo della Casa Bianca, con le dimissioni del suo vice assistente Sebastian Gorka, un 'falcò vicino all'ex chief strategist Steve Bannon (silurato nei giorni scorsi) che vede tradite le promesse della campagna elettorale ma che forse più semplicemente è rimasto vittima della resa dei conti interna tra fazioni e della 'pulizià operata dal chief of staff John Kelly.

La grazia all'85enne Arpaio era nell'aria, ma martedì scorso Trump aveva rinunciato all'annuncio nel suo comizio in Arizona per evitare tensioni e proteste, sulla scia degli scontri di Charlottesville. Un annuncio rinviato ad oggi, quando tutti gli occhi dell'America sono puntati sull'uragano. Ma la decisione non mancherà di sollevare polemiche. Arpaio era stato condannato per aver violato l'ordine di un tribunale che gli aveva vietato di fare altre retate di immigrati.

E' la punta di un iceberg di una carriera costellata da accuse di violazione dei diritti civili, abuso di potere e discriminazione razziale nei confronti della comunità ispanica. Lo scorso novembre, proprio quando veniva eletto Trump, lui non veniva riconfermato nelle elezioni come sceriffo. Era in carica da un ventennio e si era 'guadagnatò il soprannome di "sceriffo più duro d'America". Per anni aveva coordinato, utilizzando anche delle tendopoli carcerarie, la caccia ai clandestini nella sua contea con metodi discutibili. Aveva indagato a lungo anche sul certificato di nascita di Barack Obama e, pur essendo stato costretto a chiudere le indagini perché il caso ormai era chiuso, non ha mai cambiato idea sull'autenticità del documento e resta convinto ancora che si tratta di un falso.

La Casa Bianca invece rende omaggio alla "lunga", "ammirevole" e "altruista" carriera di Arpaio al servizio della nazione, in particolare "per proteggere la gente dalle piaghe del crimine dell'immigrazione illegale", e lo ritiene un "candidato meritevole della grazia presidenziale".

Trump incasserà varie critiche. Intanto deve fare i conti con le dimissioni di un altro esponente della sua amministrazione, dopo il siluramento di Steve Bannon. Gorka, esperto di sicurezza nazionale e anti terrorismo, lascia per il nuovo corso preso dalla Casa Bianca, ormai "commissariata" dai generali e da Wall Street. "Alla luce degli eventi recenti, mi è chiaro che le forze che non sostengono le promesse del 'Make America great again' sono, per ora, prevalenti nella Casa Bianca", scrive Gorka, che in passato ha collaborato a Breitbart, il sito di estrema destra creato da Bannon.

"Purtroppo le persone che più avevano incarnato e rappresentato quelle politiche sono state avversate internamente, rimosse sistematicamente o minate nei mesi recenti", prosegue, citando la decisione di rafforzare la presenza Usa in Afghanistan con un discorso dal quale "è

stato rimossa ogni citazione dell'Islam radicale o del terrorismo islamico radicale", segno che "un elemento cruciale della vostra campagna presidenziale è andato perduto". Anche lui, come Bannon, ritiene che sarà più efficace nel sostenere Trump da fuori.


Fonte: www.repubblica.it






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